Per la preparazione degli sportivi sempre più spesso si integra la parte tecnica e fisica con l’allenamento mentale o Mental Training, puntando a rinforzare e a sviluppare il fattore psicologico. Questo consente di raggiungere le massime prestazioni riducendo anche quei fattori di stress che possono gradualmente incidere sulla salute dell’atleta. Il Mental Training può implicare un intervento sull’atleta di tipo diagnostico, di potenziamento delle abilità o di trasformazione dell’approccio all’allenamento o alle gare.

Quando lo sport è a livello agonistico

Il Mental Training per atleti agonisti comporta l’osservazione di alcuni elementi fondamentali, come la valutazione conoscitiva degli stili mentali spontanei e il rinforzo di modalità efficaci di attivazione psicologica, cioè di avviamento/stop di pensieri, emozioni o comportamenti in contesti sportivi. Non ultima, l’adozione di strategie di cambiamento di stili cognitivi, emotivi e comportamentali inefficaci o dannosi per il benessere soggettivo. I programmi sono orientati alle peak performances, alle prestazioni elevate. Si tratta di quelle condizioni psicofisiche in cui una prestazione avviene senza sforzi, in modo tale da sentire il pieno utilizzo delle proprie capacità e potenzialità globali, avvertendo un senso di potenza e di profonda soddisfazione. Questi vissuti appaiono direttamente connessi alla possibilità di riuscire a sperimentare volontariamente un avvicinamento a quello che è stato definito stato di flow, uno stato mentale “di grazia” ottimale durante il quale un atleta sperimenta un completo coinvolgimento in quello che accade e giunge a una percezione soggettiva dell’esistenza di un equilibrio tra le proprie abilità personali e la sfida agonistica. Nella vita di un atleta pochissime volte si raggiunge questo stato, che spesso corrisponde ai maggiori traguardi nella vita sportiva.

Quali abilità mentali si possono allenare?

La capacità di modificare l’arousal. Saper regolare le proprie energie nell’asse mente-corpo è una capacità che va allenata anche in funzione delle caratteristiche della disciplina. Attraverso tecniche di rilassamento (training autogeno, esercizi di imagery calmanti) o esercizi di attivazione psico-fisica (tecniche di respirazione o imagery attivante) è possibile imparare a innalzare o abbassare il livello naturale di arousal in modo da raggiungere il proprio punto ottimale di “carica”.

Il controllo dell’attenzione. È indispensabile per imparare a cosa prestare attenzione, quando esserlo di più e come mantenere la concentrazione più a lungo. Si impara ad ampliare o a restringere volontariamente il focus dell’attenzione e a dirigerla all’esterno o all’interno, secondo le richieste della situazione sportiva in cui ci si trova.

La padronanza delle immagini mentali. Si ottiene praticando l’imagery: un supporto alle capacità di gestione dei pensieri che si manifestano anche attraverso il linguaggio iconico-visivo e simbolico. Imparare a immaginare in modo multisensoriale, aggiungendo emozioni e sensazioni fisiche alle proprie visualizzazioni, può essere utile per diversi scopi a sostegno delle prestazioni. Ciò significa innescare le aree di preparazione dei movimenti nel proprio cervello, in modo da attivarsi in modo più organizzato nella loro esecuzione concreta. Tutto questo è utile per perfezionare elementi tecnico-tattici e per prepararsi all’esecuzione di situazioni in cui il cosiddetto allenamento ideomotorio aiuta anche la concentrazione (esecuzione di tiri liberi, servizi o rigori). Una buona immaginazione multimodale migliora anche la velocità di soluzione dei problemi, consentendo la realizzazione mentale di strategie efficaci in determinate situazioni. 

Il Self Talk o allenamento al dialogo interiore. Ciò che un atleta pensa e dice rispetto a sé, agli avversari, alla vita in generale (esempio: devo sempre lavorare il doppio per ottenere qualcosa) influisce sulle sensazioni, come la stanchezza, sulle aspettative e sulle azioni. Un esempio? I comportamenti di auto-sabotaggio di fronte ai successi facili.

La gestione delle emozioni, dell’ansia e dello stress. In questo caso il Mental Training si basa sull’individuazione degli stimoli ansiogeni da cui si attivano emozioni, pensieri o sensazioni che disturbano la prestazione atletica e il benessere. Le strategie di intervento più utilizzate sono metodi di rilassamento e biofeedback. Per contrastare pensieri ed emozioni sgradevoli

si lavora con tecniche di ristrutturazione dell’immagine di sé: esposizione immaginativa graduale o immediata con inibizione della risposta ansiosa, programmazione psicocibernetica di modalità alternative di reazione.

Focalizzare gli obiettivi. Aiuta a sostenere la motivazione nelle fasi di gara e di allenamento. L’allenamento al goal setting si basa sulla periodica scelta e revisione degli obiettivi, non soltanto di risultato ma anche di prestazione e qualitativi.

I programmi specifici di allenamento mentale

Mirano a sviluppare abitudini mentali utili per affrontare eventi meno ordinari nella vita di un atleta come la riabilitazione dagli infortuni, durante la quale è utile apprendere le strategie di gestione del dolore e della tensione, o il supporto al controllo del peso, per far fronte agli stati emotivi che sottostanno al ricorso a comportamenti di eccessiva restrizione o di abuso alimentare che hanno ricadute negative tanto sulla salute che sulle prestazioni sportive. In generale, con l’allenamento mentale è possibile sostenere la piena manifestazione dei talenti di un atleta, favorendo una maggiore fiducia nelle capacità personali e sostegno nei momenti più difficili

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